Gli Shetani di George Lilanga a...Foligno PDF Stampa E-mail

il curatore Cesare Pippi

Introduzione alla Mostra "Gli Shetani di George Lilanga a Palazzo Trinci".

 

Foligno (PG) Museo della Città di Foligno -

Palazzo Trinci.

Dal 19 dicembre 2009 al 5 aprile 2010.

Articolo di Cesare Pippi, curatore della mostra.

 

George Lilanga senza alcun dubbio può essere ascritto tra i grandi maestri dell’arte contemporanea.                

Relegarlo solo al ruolo di uno dei maggiori interpreti dell’arte contemporanea africana è fortemente riduttivo.

La sua opera ha sicuramente contribuito in modo determinante alla sua diffusione e conoscenza, ma quello di Lilanga è uno stile che va letto ben al di là di confini puramente etno/geografici.

L’arte africana, come tutto quello che concerne il continente nero, ha ancora una scarsissima visibilità e tutt’oggi viene spesso identificata con le etichette di arte primitiva o arte tribale o arte minore.

In realtà negli ultimi tempi le cose sono lievemente migliorate e l’arte africana, in particolare quella contemporanea, hanno cominciato a ricevere un interesse maggiore.

Dopo che nei primi anni del ‘900 con  Picasso, Matisse, Modigliani, Brancusi e gli altri grandi rivoluzionari artisti europei, l’arte africana fa il suo ingresso nella cultura occidentale, grandi movimenti artistici del XX secolo come cubismo, espressionismo, pop art e graffitismo ne vengono decisamente influenzati.

Il concetto di arte contemporanea africana comincia a prendere forma tra gli anni ‘20 e la metà del secolo con artisti formatisi in Africa e poi trasferitisi in occidente. Negli anni ‘50 società africane di cultura nascono e si espandono in Europa e negli USA e da allora numerosi congressi, festival, mostre ed esposizioni promuovono la visibilità dell’arte africana.Acrilici su tela in esposizione

Les Magiciens de la Terre al Centre Pompidou di Parigi nel 1989, la mostra più citata, ricordata, applaudita, criticata, con più di cento artisti da tutto il mondo, tra cui alcuni africani, diviene, forse al di là dei propri intenti, una pietra miliare per l’arte degli altri mondi e quella africana sarà sempre obbligata a farci, più o meno direttamente, riferimento.

A quell’evento sono seguite sempre più numerose esposizioni e mostre di arte contemporanea africana in Africa e in molti altri paesi. Anche in Italia l’interesse è cresciuto e, anche se spesso, purtroppo, riemerge la volontà neocolonialista, questo è sicuramente un fatto positivo.

Per arte contemporanea africana ora si intende comunemente l’insieme degli stili, delle tecniche e delle produzioni nazionali e/o etniche del continente africano, le opere degli artisti africani residenti, i lavori degli artisti della diaspora, le produzioni contemporanee artistiche in qualche modo legate all'Africa.

Ma una sua corretta definizione è ben lungi dall’essere accettata. Definizioni di arte contemporanea africana e artista africano vengono continuamente rimesse in discussione. Questi termini hanno nel tempo acquisito significati diversi in base anche agli usi che ne sono stati fatti.

Il turismo crescente crea un numero sempre più grande di esploratori, di professionisti di ogni tipo che si cimentano  a leggere i linguaggi altrui, spesso ad interpretare le arti degli altri mondi.

Tutto ciò provoca reazioni molto diverse tra loro. C’è chi ritiene che sia giusto e necessario permettere a chiunque di confrontarsi con queste realtà moltiplicando gli approcci e favorendone così la diffusione. Per altri la parola va data solo a chi ha competenza specifica, anche se l’origine e la formazione di tali soggetti può essere la più varia. Altri ancora sostengono che debbano parlare solo gli africani; solo il loro intervento diretto, la costruzione di un proprio metodo d’analisi, ci può mettere al riparo dal colonialismo occidentale e rendere la cultura africana indipendente.

Shetani (acrilico su legno) in esposizioneRitengo che ci troviamo ancora in una fase dove la necessità maggiore dell’arte contemporanea africana è quella della divulgazione; tra coloro che non sono strettamente legati al mondo dell’arte quasi nessuno conosce il nome dei maggiori artisti africani e anche quelli che quel mondo frequentano spesso non hanno mai visto una loro opera; galleristi e strutture museali li snobbano o non li conoscono, riviste d’arte non pubblicano mai un articolo a loro dedicato, le quotazioni di mercato permangono ridicole rispetto al loro riconosciuto valore.

L’arte contemporanea africana ha ancora l’esigenza primaria di essere conosciuta. Abbiamo tutti bisogno di informazione sui suoi percorsi culturali. E’ necessario moltiplicare queste informazioni non per giungere necessariamente ad una sua definizione condivisa, ma per avere un panorama visivo sempre più articolato. Ognuno di noi ha il diritto/dovere di conoscere ed interpretare a suo modo ciò che questo mondo ci propone. E’ però anche tempo di organizzare percorsi culturali legittimati da istituzioni africane ed occidentali che, separatamente o in modo unitario, ne diano la visibilità necessaria e ne promuovano crescita e sperimentazione.

George Lilanga è sicuramente l’artista africano più conosciuto, più pubblicato, più esposto. Le manifestazioni su Lilanga, prima e dopo la sua morte nel giugno 2005, sono innumerevoli ed hanno interessato tutti i continenti. Le maggiori esposizioni di arte contemporanea africana svoltesi in Italia (Il ritorno dei maghi, ad Orvieto nel 2000, Africani in Africa, a Firenze nel 2004 e a Cortina d’Ampezzo nel 2005, Africa Today, a Roma nel 2007, Why Africa, a Torino nel 2007, ''Africa? Una nuova storia'', a Roma in corso di svolgimento al Vittoriano) hanno sempre avuto in George Lilanga uno degli artisti di riferimento. E Lilanga è stato celebrato in un enorme numero di eventi a lui personalmente dedicati in musei e gallerie d’arte. Ricordiamo tra i tanti solo i più famosi in Italia: Lilangamania a Firenze nel 2005, George Lilanga di Nyama a Roma nel 2007, George Lilanga, Colori d’Africa a Perugia nel 2007.

E’ ovvio che Lilanga non sia l’unico grande artista contemporaneo africano, ma è vero che è forse l’unico che con le sue opere ha creato uno proprio stile in grado di influenzare l’opera di tanti altri artisti africani ed anche occidentali.

La mostra Gli Shetani di George Lilanga a Palazzo Trinci continua il percorso di divulgazione dell’opera di George Lilanga nella Regione dell’Umbria iniziato al Museo Archeologico di Perugia nel settembre 2007 e continuato nel novembre 2008 nel Museo di San Pietro ad Assisi.