George LILANGA (1934-2005) PDF Stampa E-mail
BIOGRAFIA
George Lilanga(da Wikipedia e da
"George Lilanga. Colori d'Africa"
a cura di 
Cesare Pippi).

 

E’ difficile stabilire con certezza la data di nascita di un africano, specialmente se questa avviene in un villaggio del Sud della Tanzania dove la vastità del territorio, l’indigenza delle popolazioni, il fenomeno del nomadismo e la precarietà dell’organizzazione anagrafica rendono problematico darle un giorno ed un luogo precisi. Non fa eccezione George Lilanga del quale sono stati indicati luoghi e date di nascita imprecisi.              Fu lui stesso poi ad affermare di essere nato nel 1934 nel villaggio di Kikwetu del distretto Masasi nella regione della Tanzania meridionale Mtwara.

L’etnia di origine è la Makonde. Infatti entrambi i genitori erano Makonde (gruppo etnico originario del Mozambico).Shetani, 1995

La precisa terra d’origine del popolo Makonde si trova nelle regioni montuose intorno al fiume Ruvuna che forma il confine tra il Mozambico e la Tanzania, in particolare nel sud di quest’area; qui si trovano le provincie di Capo Delgado e di Nassa. Molti Makonde vivono ancora lì, ma grandi gruppi migrarono in Tanzania stabilendosi in maggioranza nel sud o nella capitale Dar es Salaam e nei suoi dintorni. Ci sono 2 popoli che definiscono sé stessi Makonde, quello del Mozambico e quello della Tanzania. Anticamente in riferimento ai Makonde si ritrovano i termini Mavia, Mawia o Maviha che significano violento, o spaventevole, o orribile. I 2 gruppi si differenziarono per vari motivi, ma soprattutto per il contatto avuto con gli arabi da parte di quelli della Tanzania; questi diventarono in maggioranza musulmani per salvarsi dalla schiavitù, visto che gli Arabi non facevano schiavi tra i popoli praticanti la loro stessa religione. I Makonde del Mozambico vissero invece in grande isolamento. Entrambi i gruppi scolpivano utensili per il proprio uso quotidiano, ma soltanto quelli del Mozambico continuarono nella produzione e vendita delle sculture. La proibizione islamica di riprodurre immagini umane probabilmente giocò un importante ruolo in questa differenza ostacolando lo sviluppo della scultura nei Makonde di Tanzania. Dopo la depressione del 1930 aumentò il numero dei Makonde che traversarono il fiume Ruvuma e molti di loro andarono a lavorare nelle piantagioni di sisal in Tanzania specialmente nelle regioni di Tanga e di Morogoro, ma anche nelle piantagioni di chiodi di garofano di Zanzibar e di Pemba. Mantennero la loro tradizionale abilità nello scolpire il legno da guadagnarsi la vita nel nuovo ambiente e svilupparono quella che ora è conosciuta in tutto il mondo come scultura Makonde.

Tra i grandi scultori Makonde ricordiamo Kashimiri Matayo, Yoseph Francis, Nafasi Mpagua, Hossein Hanangagola, Dastani Nyedi.

Shetani, 1996La famiglia di Lilanga era composta dal padre anche lui operaio agricolo nelle piantagioni di sisal, dalla madre e da due fratelli morti prima di lui. Sembra che la madre abbia avuto altri figli tutti deceduti in tenera età. Il padre, probabilmente anche a causa di tutte queste morti premature, abbandonò la famiglia per risposarsi con un’altra donna. George frequentò la scuola elementare per soli 4 anni dei 7 normalmente previsti. È interessante notare come Lilanga nelle opere degli ultimi anni dedicate alla vita del villaggio torni più volte alla rappresentazione dei festosi momenti della consegna dei diplomi agli studenti delle scuole primarie o delle scuole superiori. Sembra quasi che voglia ricordare il suo percorso scolastico non terminato e che voglia inviare uno dei suoi messaggi di progresso positivo agli uomini e alle donne della sua terra. Intorno ai 15 anni ebbe la sua iniziazione con la partecipazione alla cerimonia detta “Jandoni” o “Jando” dove i giovani maschi vengono iniziati al proprio futuro di uomini (i ragazzi vengono separati dalle giovani donne per 3 – 4 mesi e circoncisi; vengono poi istruiti in tutte le attività mascoline, i segreti del bush e della magia usata nella caccia. Ebbe inizio poco dopo il suo primo contatto con la scultura (le radici, il legno dolce e poi il duro ebano) rifacendosi alla tradizione Makonde. Si dedicò quasi esclusivamente a tale tecnica dal 1961 al 1972.

Mostrò le sue prime opere agli europei che lavoravano nei campi dei profughi della guerra d’indipendenza del Mozambico. Anche in base ai loro consigli nel 1970 decise di trasferirsi a Dar es Salaam dove le possibilità di vendere le sculture erano maggiori. Nel 1971 ottenne la prima occupazione grazie allo zio Augustino Malaba, già noto scultore e successivo suo collaboratore, nella veste di sorvegliante notturno presso la Nyumba ya Sanaa ("casa dell'arte"), un tipico centro africano per lo sviluppo dell’arte e dell’artigianato. Le doti di Lilanga vennero presto intuite e fu messo nelle condizioni di mostrare il suo genio artistico: cominciò a realizzare batiks, opere su pelle di capra e lavori su lastre di ferro per il completamento di ringhiere e cancelli.

George Lilanga frequentò l’ambiente artistico della scuola Tingatinga, con i discepoli del celebre pittore autodidatta che iniziò negli anni ’60 a dipingere i suoi animali fantastici, soprattutto “the big five” (leone, elefante, ippopotamo, giraffa ed antilope) utilizzando i materiali di recupero (masonite al posto della tela) e i colori acrilici da officina e realizzando dipinti peculiari con grande vivacità di colori, pittura a strati successivi, campo pittorico ben delimitato, aspetto onirico dei suoi personaggi. Sicuramente la scuola Tingatinga esercitò un forte peso nello sviluppo artistico di Lilanga. Intorno al 1972 divenne essenzialmente un pittore. Alcune opere di Lilanga furono presentate al Museo Nazionale di Dar es Salaam nel 1974. E in queste opere, come in parte delle successive, si può evidenziare l’influenza esercitata dalla scuola Tingatinga. Lilanga da quel momento si dedicò quasi solo alla pittura con i suoi personaggi Makonde ritratti interamente e con colori brillanti.

Sempre nel 1974 gli fu fatta la prima diagnosi di diabete mellito “Ero sempre molto stanco, dunque incapace di svolgere la mia normale routine quotidiana, quindi decisi di sottopormi a un completo check up nell’ospedale locale, In quell’occasione i medici accertarono il diabete”. Nel 1977 effettuò il primo viaggio fuori del continente africano recandosi a New York. Qui espose al Marycoll Ossing Center. Restò un po’ di tempo a Manhattam vendendo stampe realizzate su carta o cartone agli incroci delle strade. Nel 1978 partecipò alla mostra collettiva di artisti africani a Washington D.C. Tra le 280 opere presentate circa 100 furono di Lilanga. Fu in questa occasione che venne comparato con Jean Dubuffet. Si ipotizzò anche una sua influenza esercitata sui giovani graffitisti americani (lo stesso Keith Haring dichiarò in una intervista di essere stato influenzato dalle opere di Lilanga).

Iniziò così una lunga serie di esposizioni. Le opere di Lilanga ebbero sempre maggior successo in Africa, in Europa, negli USA e persino in India e ripetutamente in Giappone.Shetani, 2003

Negli anni ’80 si dedicò quasi esclusivamente alla pittura. I sui Shetani vennero rappresentati bidimensionalmente su masonite e successivamente su faesite, i poco costosi pannelli di fibre legnose pressate e tenute insieme da un legante, tanto usati in Africa nelle povere abitazioni per tamponare i sottotetti e come isolanti termici. Sono di questi anni le più belle opere di Lilanga realizzate con olio acrilico su masonite o faesite del “classico” formato di circa 61 x 61 centimetri e che ci mostrano continue esplosioni di colore.

Nei successivi anni ’90 George Lilanga divenne sempre più famoso, anche se il successo fu maggiore all’estero che nel proprio paese, la Tanzania. Raggiunse così i livelli più elevati della sua maturità artistica. Numerose furono le esposizioni delle sue opere in molti paesi e venne riconosciuto come uno dei più grandi artisti dell’Africa, probabilmente il maggiore artista africano contemporaneo. In questi anni le sue opere assumono dimensioni sempre maggiori (sono di questo periodo gli oli su tela di circa un metro quadrato di superficie, le prime grandi tele di più di 200 centimetri di lunghezza e le masoniti/faesiti di 61 x 122 centimetri). Sempre in questo periodo ricominciò dopo molti anni a dedicarsi intensamente anche alla scultura realizzando moltissime opere in legno tenero (solitamente mninga o mkongo) colorate vivacemente con smalti a olio.

Negli ultimi anni ’90 si manifestarono gravi complicanze della malattia diabetica e Lilanga fu costretto a riorganizzare il proprio lavoro avvalendosi di un atelier: numerosi giovani allievi e parenti scultori e pittori da lui strettamente diretti cominciarono a svolgere parte delle mansioni che Lilanga non riusciva più a portare avanti da solo con facilità.

Quello dell’atelier è un modo di lavorare usuale presso gli artisti africani e ripropone quello delle botteghe d’arte del nostro rinascimento.

Nel 2000 il concomitare del diabete, dell’ipertensione arteriosa e di una cardiopatia determinarono un rapido peggioramento delle condizioni dell’artista: a causa di una gangrena nell’ottobre 2000 fu costretto all’amputazione della gamba destra. Nel dicembre dello stesso anno gli venne amputata anche quella sinistra. Lilanga fu quindi costretto all’uso della sedia a rotelle, ma dopo il ritorno a casa nel gennaio 2001, riprese a lavorare sempre con grande impegno e con indomita voglia di vivere.

Dal 2001, a causa della grave menomazione fisica, ritornò ai piccoli lavori con inchiostri su carta e piccole pelli di capra della dimensione di 22,5 x 22,5 centimetri, di più facile e rapida esecuzione, ma con l’aiuto dell’atelier continuò anche ad affrontare dipinti di notevoli dimensioni e fino a poco prima della morte realizzò grandi tele e masoniti e bellissimi tondi.

George Lilanga si è spento lunedì 27 giugno 2005 a Dar es Salaam nella sua casa-atelier di Mbagala. Attualmente al n° 5 di Kizinga in Mbagala un quartiere/villaggio dell’estremo sud di Dar es Salaam vivono la sua seconda moglie e tre dei suoi figli tra cui il piccolo Dunìa. La sede del laboratorio ha rapidamente perso gran parte delle caratteristiche del febbrile atelier straripante di vita e di colori. Resta soltanto indelebile la presenza vivace del grande artista e in ogni angolo si sentono muovere e spesso appaiono i mille Shetani di George Lilanga.