INCONTRI D'ARTE 2: George Lilanga. Contemporary African Art Collection Stampa
 
LITHOS HABITAT STUDIO è lieto di invitarvi al 2° appuntamento degli INCONTRI D'ARTE
"George Lilanga. Contemporary African Art Collection"
Campello sul Clitunno - Strada Statale Flaminia Km. 136,4
Inaugurazione sabato 10 maggio alle ore 17.00


L'evento artistico avverrà c/o i locali dell'Atelier LITHOS Habitat Studio di Campello sul Clitunno; alle 17.30 ci sarà da parte del Dr. Cesare Pippi una presentazione del grande artista africano e delle sue opere.
L'Azienda CasAntonini di Spello offrirà una degustazione dei suoi prodotti gastronomici e le Cantine di Marco Caprai (Arnaldo Caprai vini) e di Lodovico Mattoni (Terre de' Trinci) ci faranno gustare i loro eccellenti vini.
Sarà possibile ammirare le tele, le masoniti, le pelli di capra, i batik e le sculture di George Lilanga a Lithos sabato 10 dalle 17 alle 20, domenica 11 dalle 11 alle 13 e dalle 16 alle 20, lunedi 12 dalle 16 alle 20 e martedi 13 dalle 10 alle 13. Le opere saranno poi trasferite c/o Fantauzzi Homedesign – Trevi Strada Statale Flaminia km 147, dove resteranno da mercoledi 14 a venerdi 30 maggio.


Introduzione
E’ questo il secondo appuntamento della serie Incontri d’Arte che si svolge nei suggestivi locali di Lithos Habitat Studio, il bellissimo Atelier di artisti locali che più volte nel corso dell’anno si apre alle opere di icone dell’arte mondiale e/o a quelle di giovani artisti emergenti.
Dopo il grande evento Andy Warhol & Keith Haring. Icone dell’Arte Contemporanea del dicembre 2013, gli spazi si riaprono ora per George Lilanga il cosiddetto “Picasso d’Africa”.
George Lilanga è l’artista africano e forse l’artista non occidentale più conosciuto al mondo. Le opere di Lilanga si trovano ormai nella maggior parte dei grandi musei internazionali. Dagli anni ’90 ad oggi innumerevoli sono state le mostre, le esposizioni, le celebrazioni a lui dedicate, in particolare in Germania, Francia, Italia, Giappone e Stati Uniti; nel nostro paese eventi su Lilanga si sono svolti ovunque; anche la nostra regione lo ha presentato con mostre antologiche a Orvieto (Il ritorno dei maghi - 2000), a Perugia (George Lilanga, Colori d’Africa - 2007), a Foligno (Gli Shetani di George Lilanga - 2007), ad Assisi (George Lilanga - 2008).
Da poco si è anche conclusa a Torino la stupenda ed articolatissima mostra Africa alle origini della vita e dell’arte - settembre/novembre 2013 un percorso artistico attraverso i riti e le tradizioni dell’Africa tribale, dove una sezione è stata dedicata all’arte contemporanea africana e l’opera di George Lilanga è stata scelta come unica icona per rappresentarla. Durante questo nuovo incontro d’arte George Lilanga. Contemporary African Art Collection saranno esposti tutti i suoi lavori già presenti a Torino, più molte altre tele e sculture che abbiamo potuto ammirare in numerose mostre e pubblicazioni.
Nel corso del 2014 Lithos Habitat Studio organizzerà altri importanti “Incontri d’Arte” che avranno come ospiti le opere di grandi artisti contemporanei (da Piero Dorazio a Bruno Donzelli, da Ugo Nespolo alla Pop Art...) e di giovani artisti emergenti locali, con l’idea che questi eventi divengano sempre più un punto di riferimento da condividere tra artisti, studiosi, appassionati e collezionisti d’arte.

La Geopolitica Africana
La maggior parte degli italiani e molti europei possono con tranquillità disegnare il mondo senza l’Africa; si ricorda soltanto come luogo di viaggi, vacanze, safari, o come continente martoriato da povertà e guerre, assediato dalla costante desertificazione, decimato nella popolazione da AIDS, malaria e carestie, instabile politicamente e con una economia ininfluente sui mercati internazionali.
In realtà l’Africa sta acquistandosempre maggiore visibilità geografica, politica, economica ed anche artistica. Nella geopolitica mondiale il “continente nero” sta lentamente, ma costantemente conquistando il proprio ruolo. Gli Stati Uniti e le economie emergenti Cina e India vi si stanno affacciando interagendo con le nazioni più promettenti sul versante energetico. La presenza di grandi quantità di greggio nei giacimenti nelle acque profonde davanti alle coste africane, le nuove tecniche di estrazione, la facilità delle rotte dall’Africa, il bisogno di avere punti diversificati di approvvigionamento, rendono sempre più il continente africano un polo di attrazione per le superpotenze economiche. La globalizzazione energetica e economica e i suoi bisogni spostano in secondo piano tutti i problemi africani.Negli anni a venire è lecito aspettarsi un importante aumento d’interesse verso l’Africa, anche se questo probabilmente non contribuirà in modo automatico all’aumento di salute e benessere dei suoi popoli.Comunque l’Africa conterà di più sullo scenario mondiale e il continente nero riacquisterà una parte della sua importanza nella geopolitica mondiale, come lo ebbe migliaia di anni fa nella genesi dell’umanità.

L’Arte Contemporanea Africana
Anche l’arte africana è ancora poco visibile e viene sovente etichettata come arte primitiva o arte tribale e comunque considerata arte minore.L’arte contemporanea africana ha significati molto diversi a seconda dell’uso che viene fatto del termine. La sua definizione si è arricchita prima di tutto con le opere stupende prodotte dagli artisti, poi con tutta l’opera di divulgazione effettuata da riviste, pubblicazioni, mostre, esposizioni, istituzioni d’arte contemporanea africana.
L’arte africana fa il suo ingresso nella cultura occidentale con i grandi rivoluzionari artisti europei da Picasso a Matisse, da Modigliani a Brancusi, e i grandi movimenti artistici del XX secolo come il Cubismo, l’Espressionismo, la Pop Art e il Graffitismo ne vengono fortemente influenzati.
Tra gli anni venti e gli anni cinquanta il concetto di arte contemporanea africanamincia a prendere forma con artisti cresciuti in Africa e poi trasferitisi in Occidente. Nascono quindi società africane di cultura negli anni ’50, che poi si espandono in Europa e negli USA; da quel momento congressi, festival, esposizioni e mostre cominciano a promuovere la visibilità dell’arte africana.
Nel 1989 Les Magiciens de la Terre al Centre Pompidou di Parigi, la mostra più citata, ricordata, applaudita, criticata, con più di cento artisti da tutto il mondo, tra cui alcuni africani, diviene, forse al di là dei propri intenti, una pietra miliare per l’arte degli altri mondi e quella africana sarà sempre obbligata a farci, più o meno direttamente, riferimento.
A quell’evento seguirono sempre più numerose esposizioni e mostre di arte contemporanea africana in Africa e in molti altri paesi. Anche in Italia l’interesse è andato via via crescendo e, anche se spesso, purtroppo, riemerge la volontà neocolonialista, questo è sicuramente un fatto positivo.
Attualmente per arte contemporanea africana si intende comunemente l’insieme degli stili, delle tecniche e delle produzioni nazionali e/o etniche del continente africano, le opere degli artisti africani residenti, i lavori degli artisti della diaspora, le produzioni contemporanee artistiche in qualche modo legate all’Africa.
Ma una sua corretta definizione è ben lungi dall’essere accettata. Definizioni di arte contemporanea africana e artista africano vengono continuamente rimesse in discussione. Questi termini hanno nel tempo acquisito significati diversi in base anche agli usi che ne sono stati fatti.
Il turismo crescente crea un numero sempre più grande di esploratori, di professionisti di ogni tipo che si cimentano a leggere i linguaggi altrui, spesso ad interpretare le arti degli altri mondi.Tutto ciò provoca reazioni molto diverse tra loro. C’è chi ritiene che sia giusto e necessario permettere a chiunque di confrontarsi con queste realtà moltiplicando gli approcci e favorendone così la diffusione. Per altri la parola va data solo a chi ha competenza specifica, anche se l’origine e la formazione di tali soggetti può essere la più varia. Altri ancora sostengono che debbano parlare solo gli africani; solo il loro intervento diretto, la costruzione di un proprio metodo d’analisi, ci può mettere al riparo dal colonialismo occidentale e rendere la cultura africana indipendente.
Ritengo che ci troviamo ancora in una fase dove la necessità maggiore dell’arte contemporanea africana è quella della divulgazione; tra coloro che non sono strettamente legati al mondo dell’arte quasi nessuno conosce il nome dei maggiori artisti africani e anche quelli che quel mondo frequentano spesso non hanno mai visto una loro opera; i galleristi e le strutture museali sovente li snobbano o non li conoscono, le riviste d’arte non pubblicano mai un articolo a loro dedicato, le quotazioni di mercato permangono ridicole rispetto al loro riconosciuto valore. L’arte contemporanea africana ha ancora l’esigenza primaria di essere conosciuta. Abbiamo tutti bisogno di informazione sui suoi percorsi culturali. E’ necessario moltiplicare queste informazioni non per giungere necessariamente ad una sua definizione condivisa, ma per avere un panorama visivo sempre più articolato. Ognuno di noi ha il diritto/dovere di conoscere ed interpretare a suo modo ciò che questo mondo ci propone. E’ però anche tempo di organizzare percorsi culturali legittimati da istituzioni africane ed occidentali che, separatamente o in modo unitario, ne diano la visibilità necessaria e ne promuovano crescita e sperimentazione.

L'Arte di George Lilanga
George Lilanga senza alcun dubbio può essere ascritto tra i grandi maestri dell’arte contemporanea e relegarlo solo al ruolo di uno dei maggiori interpreti dell’arte contemporanea africana è fortemente riduttivo. La sua opera ha sicuramente contribuito in modo determinante alla diffusione e alla conoscenza dell’arte africana, ma quello di Lilanga è uno stile che va letto ben al di là di confini puramente etno/geografici.
George Lilanga è sicuramente l’artista africano più conosciuto, più pubblicato, più esposto. Le manifestazioni su Lilanga, prima e dopo la sua morte nel giugno 2005, sono innumerevoli ed hanno interessato tutti i continenti. Le maggiori esposizioni di arte contemporanea africana svoltesi in Italia (Il ritorno dei maghi, ad Orvieto nel 2000, Africani in Africa, a Firenze nel 2004 e a Cortina d’Ampezzo nel 2005, Africa Today, a Roma nel 2007, Why Africa, a Torino nel 2007, ‘’Africa? Una nuova storia’’, al Complesso del Vittoriano a Roma nel 2009/2010, “Africa. Alle origini della vita e dell’arte”, a Torino nel 2013) hanno sempre avuto in George Lilanga uno degli artisti di riferimento. E Lilanga è stato celebrato in un enorme numero di eventi a lui personalmente dedicati in musei e gallerie d’arte. Ricordiamo tra i tanti solo i più famosi in Italia: Lilangamania a Firenze nel 2005, George Lilanga di Nyama a Roma nel 2007, George Lilanga, Colori d’Africa a Perugia nel 2007, George Lilanga, il Picasso Africano”, a Assisi nel 2008, “Gli Shetani di George Lilanga” a Palazzo Trinci a Foligno nel 2009/2010.
E’ ovvio che Lilanga non sia l’unico grande artista contemporaneo africano, ma è vero che è forse l’unico che con le sue opere ha creato un proprio stile in grado di influenzare l’opera di tanti altri artisti africani ed anche occidentali.
Questo 2° appuntamento degli Incontri d’Arte si propone come obiettivo ancora una volta quello di partecipare alla conoscenza e alla divulgazione delle opere di un grande artista; in questo caso siamo nuovamente di fronte a una delle maggiori icone dell’arte contemporanea, anche se non ha la stessa visibilità degli artisti occidentali; assume quindi ancora più importanza penetrare all’interno dei lavori del “Picasso Africano” per dar loro la diffusione che meritano e dare a noi la possibilità di vedere opere degne di far parte delle grandi collezioni dei musei d’arte mondiali.

Il Catalogo che mettiamo a disposizione ci mostra famose opere di George Lilanga, l’artista nato in un piccolo villaggio africano, che ha dovuto lottare per scoprire e utilizzare il proprio talento, è rimasto in parte legato alla propria origine artistica Makonde, per poi andare ben oltre ricoprendo con i vivaci colori acrilici le sue sculture in ebano e riportando anche i suoi Shetani su un piano bidimensionale, le pitture, attirandosi così le ire degli altri artisti Makonde e di molta della sua gente. La sua nuova icona rivoluzionaria, lo Shetani senza ossa, né articolazioni, con grandi orecchie e bocca, con 2 dita alle mani e 3 ai piedi, mutante tra l’umano e l’antropomorfo, immerso tra le immagini dei pensieri, delle emozioni, quasi sempre esprimente la giocosità della vita nel proprio habitat, diventa il leit motive delle sue opere qualunque sia la tecnica usata e diviene l’emblema di una vita positiva che può essere sempre bella, anche all’interno di mille difficoltà, se la si prende con gioia, allegria e con la voglia di viverla al meglio.

Biografia
George Lilanga affermò di essere nato nel 1934 nel distretto Masasi della povera regione di Mtwara nella Tanzania meridionale.
L’etnia di origine è la Makonde. Infatti entrambi i genitori erano Makonde (gruppo etnico originario del Mozambico). La famiglia di Lilanga era composta da padre operaio agricolo nelle piantagioni di sisal, madre e due fratelli morti prima di lui. Il padre abbandonò la famiglia per risposarsi con un’altra donna. George frequentò la scuola elementare per soli 4 anni dei 7 normalmente previsti. Va notato come Lilanga nelle opere degli ultimi anni dedicate alla vita del villaggio torni più volte a rappresentare i festosi momenti della consegna dei diplomi agli studenti delle scuole. Sembra voglia ricordare il percorso scolastico non terminato e voglia inviare un messaggio di progresso alla sua gente. A 15 anni fu iniziato con la cerimonia detta Jandoni o Jando dove i giovani maschi vengono immessi nel futuro di uomini: ragazzi separati dalle donne e circoncisi; quindi istruiti in tutte le attività mascoline, i segreti del bush e della magia usata nella caccia. Ebbe inizio poco dopo il suo primo contatto con la scultura (le radici, il legno dolce e poi il duro ebano) rifacendosi alla tradizione Makonde. Si dedicò quasi esclusivamente a tale tecnica dal 1961 al 1972.
Mostrò le sue prime opere ai lavoranti europei dei campi profughi della guerra d’indipendenza del Mozambico. Con i loro consigli nel 1970 decise di trasferirsi a Dar es Salaam dove era più facile vendere le sculture. Nel 1971 ottenne la prima occupazione grazie allo zio Augustino Malaba, già noto scultore e successivo suo collaboratore, come sorvegliante notturno presso la Nyumba ya Sanaa (“casa dell’arte”), tipico centro africano per lo sviluppo dell’arte e dell’artigianato. Le doti di Lilanga vennero presto intuite e fu messo nelle condizioni di mostrare il suo genio artistico: cominciò a realizzare batik, opere su pelle di capra e lavori su lastre di ferro per il completamento di ringhiere e cancelli.
Lilanga frequentò l’ambiente artistico della scuola Tingatinga, con i discepoli del celebre pittore autodidatta che iniziò negli anni ’60 a dipingere i suoi animali fantastici, soprattutto “the big five” (leone, elefante, ippopotamo, giraffa ed antilope) utilizzando i materiali di recupero (masonite al posto della tela) e i colori acrilici da officina e realizzando dipinti peculiari con grande vivacità di colori, pittura a strati successivi, campo pittorico ben delimitato, aspetto onirico dei suoi personaggi. Sicuramente la scuola Tingatinga esercitò un forte peso nello sviluppo artistico di Lilanga. Intorno al 1972 divenne essenzialmente un pittore. Alcune sue opere furono presentate al Museo Nazionale di Dar es Salaam nel 1974. E in queste, come in parte delle successive, si può evidenziare l’influenza dei Tingatinga. Lilanga da quel momento si dedicò quasi solo alla pittura con i suoi personaggi Makonde ritratti interamente e con colori brillanti.
Sempre nel 1974 gli fu fatta la prima diagnosi di diabete mellito.Nel 1977 si recò a New York ed espose al Marycoll Ossing Center. Restò un po’ di tempo a Manhattam vendendo stampe realizzate su carta o cartone agli incroci delle strade. Nel 1978 partecipò a una mostra collettiva di artisti africani a Washington D.C.. Tra le 280 opere presentate circa 100 furono di Lilanga. Fu in questa occasione che venne comparato con Jean Dubuffet e si ipotizzò una sua influenza sui giovani graffitisti americani (sembra che Keith Haring dichiarò in una intervista di essere stato influenzato dalle opere di Lilanga). Iniziò così una lunga serie di esposizioni. Le opere di Lilanga ebbero sempre maggior successo in Africa, in Europa, negli USA, in India e ripetutamente in Giappone. Negli anni ’80 si dedicò quasi esclusivamente alla pittura. I suoi Shetani vennero rappresentati bidimensionalmente su masonite e successivamente su faesite, i poco costosi pannelli di fibre legnose pressate e tenute insieme da un legante, tanto usati in Africa nelle povere abitazioni per tamponare i
sottotetti e come isolanti termici. Sono di questi anni le più belle opere di Lilanga realizzate con olio acrilico su masonite nel “classico” formato di circa 61 x 61 centimetri e che ci mostrano continue esplosioni di colore.Negli anni ’90 George Lilanga divenne sempre più famoso e raggiunse i livelli più elevati della sua maturità artistica. Numerose le esposizioni in molti paesi e venne riconosciuto come uno dei più grandi artisti dell’Africa, probabilmente il maggiore artista africano contemporaneo. Le sue opere assumono dimensioni sempre maggiori. Sempre in questo periodo ricominciò a dedicarsi anche alla scultura realizzando moltissime opere in legno tenero colorate vivacemente con smalti a olio. Negli ultimi anni ’90 si manifestarono gravi complicanze della malattia diabetica e fu costretto a riorganizzare il proprio lavoro avvalendosi di un atelier: numerosi giovani allievi e parenti scultori e pittori da lui strettamente diretti cominciarono a svolgere parte delle mansioni che non riusciva più a portare avanti da solo; quello dell’atelier è un modo di lavorare usuale presso gli artisti africani e ripropone quello delle botteghe d’arte del Rinascimento.
Nel 2000 il concomitare di diabete, ipertensione arteriosa e cardiopatia determinarono un rapido peggioramento delle condizioni dell’artista: per una gangrena nel 2000 fu costretto all’amputazione della gamba destra e poco dopo gli venne amputata anche la sinistra. Lilanga fu quindi costretto all’uso della sedia a rotelle, ma dopo il ritorno a casa nel gennaio 2001, riprese a lavorare sempre con grande impegno e con indomita voglia di vivNel 2000 il concomitare di diabete, ipertensione arteriosa e cardiopatia determinarono un rapido peggioramento delle condizioni dell’artista: per una gangrena nel 2000 fu costretto all’amputazione della gamba destra e poco dopo gli venne amputata anche la sinistra. Lilanga fu quindi costretto all’uso della sedia a rotelle, ma dopo il ritorno a casa nel gennaio 2001, riprese a lavorare sempre con grande impegno e con indomita voglia di vivere.

Dal 2001, a causa della grave menomazione fisica, ritornò ai piccoli lavori con inchiostri su carta e piccole pelli di capra della dimensione di 22x22 centimetri, di più facile e rapida esecuzione, ma con l’aiuto dell’atelier continuò anche ad affrontare dipinti di notevoli dimensioni e fino a poco prima della morte realizzò grandi tele e masoniti e bellissimi tondi.
George Lilanga si è spento lunedì 27 giugno 2005 a Dar es Salaam nella sua casa-atelier di Mbagala. Attualmente al n° 5 di Kizinga in Mbagala, un quartiere/villaggio dell’estremo sud di Dar es Salaam, vivono la sua seconda moglie e tre dei suoi figli tra cui il piccolo Dunìa.